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L’ala radicale boccia la Finanziaria: «Tutta da riscrivere» |
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Written by News Editor
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Thursday, 27 September 2007 |
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Beirut
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di NICOLA IMBERTI UN appello, quasi disperato, alla sua maggioranza. Un invito a rimanere uniti in un momento delicato come quello della scrittura della Finanziaria. Romano Prodi prova a scacciare le nubi della crisi che si affacciano minacciose sulla sua testa.
Lo fa durante il vertice dell’Unione a Palazzo Chigi, ma l’impresa gli riesce a metà. Il Professore calma le ire dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e, in parte, di Lamberto Dini. Prova a rassicurare anche il Guardasigilli Clemente Mastella. Ma, almeno per ora, non gli riesce il compito più difficile: quello di convincere la «Cosa rossa». La sinistra radicale boccia senza mezze misure la Manovra e invita il premier a «reimpostarla completamente». Non è stata una giornata facile per il Professore. Il premier è rientrato in mattinata da New York e subito Palazzo Chigi si è trasformata in meta di pellegrinaggio. Antonio Di Pietro, Tommaso Padoa Schioppa, Vincenzo Visco, Giuseppe Fioroni, Prodi ha cercato di sciogliere tutti i nodi irrisolti. Gli è riuscito con il ministro delle Infrastrutture che, dopo aver incontrato il presidente del Consiglio, ha fatto immediatamente sapere che l’Idv non presenterà una mozione contro il viceministro Visco e non voterà quella della Cdl (qualcuno, malignamente, sostiene che il ministro sia sceso a più miti consigli dopo la promessa di 3,5 miliardi di euro per le infrastrutture in Finanziaria). Un po’ meno con Fioroni irritato dalla richiesta di tagli alla scuola. Alle 16 è la volta delle parti sociali. Tocca a Tommaso Padoa Schioppa illustrare i numeri «non definitivi» della Manovra: 10,5 miliardi più un decreto da 7 miliardi. È in quest’ultimo che dovrebbero trovare posto gli interventi sulla casa (2 miliardi) e quelli sulle infrastrutture. Previsti tagli ai consumi intermedi e poco o niente per ambiente, ricerca e lavoro. Le parti sociali si mostrano perplesse sulla parte riguardante la casa («c’è il rischio che si trasformi in un intervento iniquo»), la Cosa rossa si rende conto che nessuna delle sue proposte è stata accettata e scende sul piede di guerra. Prc, Verdi e Sinistra Democratica si trasferiscono a Montecitorio. Non c’è il Pdci irritato dalla marcia indietro sull’Afghanistan. Poco male, la bocciatura nei confronti della Manovra è unanime. Ed esplode nel corso del vertice di Palazzo Chigi. I leader dei partiti dell’Unione arrivano alla spicciolata. Non c’è Clemente Mastella (motivi di salute). Al suo posto i capigruppo Mauro Fabris e Tommaso Barbato, e il deputato Antonio Satta. I «diniani» sono rappresentati dal senatore Natale D’Amico. Non ci sono Roberto Manzione e Willer Bordon che incontreranno Prodi stamattina. In totale una trentina di persone. Sufficienti per strappare al segretario Ds Piero Fassino un commento desolato: «Da una riunione di quaranta persone non può venire nulla di buono». Non sbaglia. Tocca a Prodi aprire le danze. Il premier esprime subito la propria solidarietà a Clemente Mastella per gli attacchi ricevuti a Ballarò. Quindi esordisce. La Finanziaria, spiega, «non è l’occasione per regolare conti tra di noi». «L’anno scorso è stata la Finanziaria del risanamento - aggiunge -. Quest’anno è la Finanziaria della normalità. Non è quindi l’occasione per regolare conti tra di noi, se ce ne sono. Ma l’occasione per iniziare una politica di restituzione e di rilancio del paese e per la ricostruzione del suo capitale». Il Professore ribadisce la propria intenzione di non tassare le rendite anche se, assicura, il programma sarà rispettato. A questo punto gli esponenti dell’ala radicale provano a prendere la parola. Fassino stoppa tutti e chiede che parli Padoa Schioppa. Il ministro ripete quanto detto alle parti sociali. La Cosa rossa sbotta, dichiara che la Manovra va ridiscussa e minaccia di abbandonare il vertice. Quindi mettono la palla nelle mani del premier: «Siamo fiduciosi nella tua capacità di mediazione». La trattativa è appena iniziata.
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