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ONU: RIFLETTORI SU MYANMAR, IRAN, IRAQ, CUBA |
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Written by News Editor
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Wednesday, 26 September 2007 |
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Beirut
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NEW YORK - La protesta dei monaci buddisti ha conquistato la ribalta dell'Assemblea Generale spostando per qualche ora l'attenzione dal dossier nucleare di Teheran: in un moltiplicarsi di appelli alla moderazione rivolti ai militari di Myanmar, il presidente George W. Bush ha annunciato nuove sanzioni contro la giunta che da 19 anni ha trasformato l'ex Birmania in un "regno del terrore" mentre il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon ha annunciato "al più presto" l'invio del suo emissario Ibrahim Gambari.
Ci ha pensato il presidente francese Nicolas Sarkozy a riportare l'attenzione delle Nazioni Unite sull'Iran: lasciare che Teheran possa dotarsi dell'arma nucleare significa far "correre un rischio inaccettabile alla stabilità della regione e del mondo", ha detto il presidente francese nel suo primo intervento da quando è all'Eliseo. Sarkozy non ha comunque trascurato il Myanmar: "Riceverò domani all'Eliseo una delegazione dell'opposizione in esilio", ha assicurato nel corso di una conferenza stampa a margine dell'Assemblea.
Marginale sul podio fino al discorso del presidente Mahmud Ahmadinejad nel pomeriggio, il dossier nucleare iraniano ha dominato i colloqui nei corridoi dell'Onu con un faccia a faccia del ministro degli esteri francese Bernard Kouchner (che nei giorni scorsi non aveva escluso l'ipotesi di una guerra contro l'Iran facendo poi marcia indietro) con il collega iraniano Manuchehr Mottaki.
Nell'aula dell'Assemblea generale, mentre Bush definiva l'Iran "un brutale regime" accumunando Teheran a Bielorussia, Corea del Nord e Siria, Ahmadinejad è rimasto impassibile: non così la delegazione cubana, uscita sdegnata quando il presidente americano ha affermato che "a Cuba il lungo regno di un dittatore crudele sta per finire". Si è parlato poco anche di Iraq, al centro di un incontro tra Bush e il premier iracheno Nuri al Maliki in cui il capo della Casa Bianca ha nuovamente insistito per far adottare le leggi necessarie alla riconciliazione.
La situazione del Paese invaso nel 2003 dalla coalizione guidata dall'America di Bush bypassando il Consiglio di Sicurezza resta tragica: l'Iraq - ha detto Ban - e "diventato oggi un problema di tutti". E' stata una implicita, diplomatica allusione agli errori del passato da parte del consumato ex ministro degli Esteri sudcoreano che molti hanno accusato all'esordio di essere troppo allineato con gli Usa di Bush: oggi - ha osservato il successore di Kofi Annan - la comunità internazionale è cambiata, tra i paesi del mondo è tornato in auge il multilateralismo. E' in questa luce che Ban, alla sua prima Assemblea Generale da quando è stato eletto al Palazzo di Vetro, ha chiesto a tutti i Paesi di impegnarsi per una riforma forte che renda le Nazioni Unite più efficace e più adatta ai nostri tempi.
"Dobbiamo ammodernarci. Dobbiamo affrontare un cambiamento climatico interno all'Onu. Semplificare, razionalizzare, delegare", ha detto il segretario generale invitando a un cambiamento e a badare "meno alle parole e più ai fatti". Di riforma dell'Onu ha parlato anche Bush, dicendosi aperto a un allargamento del Consiglio di Sicurezza: "Pensiamo che il Giappone sia ben qualificato per diventare membro permanente del Consiglio di sicurezza e che altre nazioni dovrebbero essere a loro volta prese in considerazione".
Una prospettiva che ha trovato in dissenso il presidente del Consiglio Romano Prodi che nel suo intervento, dedicato anche all'impegno per la moratoria della pena di morte, ha ricordato che "il principio democratico e la rappresentatività di ciascuno Stato membro sono alla base del sistema delle Nazioni Unite" e anche per questo l'Italia rimane "contraria a ogni ipotesi di riforma del Consiglio di Sicurezza che preveda l'istituzione di nuovi membri permanenti". |