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Blair incontra i vertici di Israele e Anp |
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Written by News Editor
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Thursday, 26 July 2007 |
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TEL AVIV - L'emissario del Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia) ed ex premier britannico Tony Blair ha iniziato nel segno della cautela la sua prima missione mediorientale. «Sono venuto per ascoltare, imparare e riflettere» ha detto ai suoi numerosi interlocutori: il capo dello Stato israeliano Shimon Peres, il premier Ehud Olmert, il presidente palestinese Abu Mazen, il suo premier Salam Fayyad e il leader del Likud Benyamin Netanyahu.
Ai giornalisti che cercavano di estorcergli dichiarazioni più significative, Blair ha parsimoniosamente rilevato che «esiste un momento di opportunità». Dopo sette anni di rivolta armata nei Territori, mentre i palestinesi sono divisi fra Gaza e la Cisgiordania in due entità politiche ostili, e mentre il futuro politico di Olmert resta nebuloso (in attesa che la Commissione ufficiale di inchiesta sulla guerra in Libano pubblichi il suo rapporto definitivo) non è facile fare programmi di lunga portata. Nei prossimi mesi dovrebbe essere convocata una conferenza regionale. Per il suo successo è necessario tastare il terreno, gettare le basi. Questo è probabilmente il primo obiettivo di Blair e anche dei due ministri degli Esteri arabi (l'egiziano Ahmed Abul Gheit e il giordano Abdallah al Khatib) che oggi incontreranno a Gerusalemme i principali dirigenti israeliani. Che la missione di Blair si svolga in un terreno minato è apparso evidente già ieri quando da Gaza Hamas ha manifestato malumore per essere stato escluso dalle consultazioni. Nei giorni scorsi Hamas aveva espresso una disponibilità di massima a dialogare con l'emissario del Quartetto. Ieri il tono è cambiato: «Blair - ha detto Sami Abu Zuhri, un portavoce di Hamas - è uno strumento israelo-americano, non ha niente da offrire al popolo palestinese». La Jihad islamica gli ha poi rimproverato il ruolo attivo della Gran Bretagna nella guerra in Iraq e ha messo in guardia dal «tentativo di accrescere le divisioni» fra i palestinesi. A Ramallah Blair è stato invece accolto con simpatia personale da Abu Mazen e dai suoi collaboratori, ma anche con un senso di spossatezza. Se ne è fatto interprete Saeb Erekat, ex negoziatore capo con Israele, secondo cui i palestinesi non sono interessati a nuove iniziative diplomatiche ma a una chiara tabella di marcia che porti alla fine dell'occupazione israeliana e alla nascita di uno Stato indipendente entro le linee antecedenti la guerra del 1967: in Cisgiordania, a Gaza e Gerusalemme Est. |