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Dietro l’angolo, Partito democratico e riforma servizi |
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Written by News Editor
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Monday, 16 July 2007 |

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SCHERMAGLIE a colpi di fioretto. Dichiarazioni davanti ai microfoni. Dispettucci in Consiglio dei Ministri. Il duello Parisi-D’Alema è quotidiano. Titolari di «ministeri pilastro» del governo Prodi si trovano sovente su opposte posizioni. Scelte che riguardano sia le strategie dell’esecutivo che quelle del nascente Partito democratico. Arturo Parisi, prodiano di ferro, da tempo si batte per non indebolire il premier e le scelte verso il Pd del collega D’Alema non gli sono piaciute. Ma il campo di battaglia scelto in questi ultimi tempi dai due spadaccini resta quello militare.
Parisi approdato a via XX Settembre un po’ a sorpresa ha scelto con passione di gestire il ministero della Difesa. Massimo D’Alema, capitano di lungo corso, dalla Farnesina vuole dire la sua sulle missioni all’estero e soprattutto guarda lontano e aspetta il varo della riforma dei servizi segreti nella quale il suo dicastero avrà un ruolo importante nella gestione del SIE, Servizio informazione e sicurezza esterna quello che oggi è Sismi, con quel «militare» che ne fa un appendice ovvia del ministero diretto da Parisi. Il titolare della Farnesina non ha mai nascosto la simpatia per Pollari, Parisi non si è mai sbilanciato. Così è scoppiato il caso «Castagnetti» con Parisi fermo sulla sua scelta di designare il comandante del Coi a capo di Stato maggiore dell’Esercito e D’Alema che in Condiglio dei ministri ha opposto una serie di considerazioni. Non un voto contro, in Cdm «non si vota» aveva sottolineato lo stesso ministro degli Esteri ma certamente le sue considerazioni negative hanno trovato consensi nell’esecutivo. Il ministro Ferrero si è allineato alla posizione di D’Alema. Il moderato Fioroni si è lasciato sfuggire «ma Castagnetti non è di destra?». E la Bonino non ha mancato di esprimere dubbi sulla nomina. Ha vinto Parisi e Castagnetti sarà a settembre al suo posto. D’Alema, sornione come sempre non demorde. La crisi medio orientale gli offre spunti che consentono di spiazzare l’amico Parisi. L’attentato in Libano al contingete spagnolo di Unifil ha dato lo spunto al ministro degli esteri di intervenire sulla necessità di aumentare la presenza militare italiana in quell’area. D’Alema vuole schierare soldati italiani a Gaza e blindare il confine tra Libano e Israele. E soprattutto vorrebbe un generale di cui si fida ai vertici delle forze armate. E si apre così la successione all’ammiraglio Giampaolo Di Paola e questa volta in pole position c’è il generale Mauro Del Vecchio, apprezzato da D’Alema sin dai tempi del Kosovo nel 1999. E questa volta potrebbe vincere lui. Mau.Pic. |