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Rapporto statunitense sull'Iraq: raggiunti 8 obiettivi su 18 | Rapporto statunitense sull'Iraq: raggiunti 8 obiettivi su 18 |
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| Written by News Editor | |
| Sunday, 15 July 2007 | |
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Il Congresso Usa chiede un maggiore avanzamento e un cambio di strategia in Iraq. Bush chiede una proroga.
Washington, 15 lug. - Giovedì 12 luglio è stato presentato al Congresso il rapporto-valutazione sull’andamento del governo iracheno nei sei mesi dalla decisione del presidente Bush di inviare altri 28,000 soldati, dispiegati principalmente nella zona di Baghdad – in aperta inosservanza della raccomandazione del gruppo bipartisan di studi sull’Iraq di ridurre le truppe – con l’obiettivo dichiarato di attenuare le violenze per dare al governo più libertà e tranquillità al fine di elaborare e implementare le misure necessarie alla riconciliazione delle fazioni politiche. Il rapporto, ordinato dal Congresso come clausola al rifinanziamento della guerra in Iraq, è stato redatto dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale con spunti del Pentagono, del Dipartimento di Stato, del comandante capo in Iraq, il generale David Petraeus, e dell’amabasciatore Ryan Crocker. Nel documento si legge che il governo di Nouri al-Maliki ha fatto solo ridotti progressi nell’attuazione dei diciotto obiettivi di natura politica, militare ed economica stabiliti dal Congresso e il cui adempimento dovrebbe risultare nella pacificazione politica. I critici affermano che il rapporto della Casa Bianca sopravvaluta l’avanzamento in alcuni campi. Ad esempio, il processo di ricostruzione delle infrastrutture, considerato soddisfacente, non ha un riscontro oggettivo nella realtà, poiché la fornitura dell’elettricità, dell’acqua e di altri servizi è estremamente carente, addirittura sotto il livello precedente l’invasione statunitense, così come la produzione giornaliera di petrolio. Servizi la cui funzionalità è cruciale nel costruire consenso attorno al governo. Se la riduzione della violenza settaria in alcune aree, Baghdad in primis, è stata considerata soddisfacente, essa si è ottenuta solo grazie alle forze della coalizione, evidenziando, come si legge nel rapporto, l’incapacità delle forze di sicurezza irachene di operare autonomamente dall’assistenza militare statunitense e prevedendo che ci vorranno anni perché si sviluppi una leadership militare irachena. Insoddisfacenti anche i progressi in provvedimenti chiave come il disarmo e l’eliminazione del controllo delle milizie sulla sicurezza locale, la realizzazione di una riforma per la de-baatificazione, altro punto nodale per il processo di riconciliazione politica, per il cui raggiungimento il governo di al-Maliki è biasimato di avere fatto solo “tentativi esitanti”. Deludente anche la mancata approvazione di una legge sull’equa distribuzione dei proventi degli idrocarburi, il cui disegno di legge, redatto con la consulenza dell’amministrazione Bush, ha suscitato tensioni sociali e collisioni politiche. Alla luce di ciò, forse non è esagerata la dichiarazione del direttore della Cia Michael Hayden al gruppo bipartisan di studio sull’Iraq nel novembre del 2006, che la “totale inabilità del governo a governare è irreversibile”. Al-Maliki, infatti, non ha “potere reale né nel Paese né in Parlamento”, dove persino il suo fronte a maggioranza sciita è diviso. In vista del dibattito sull’Iraq al Congresso, il presidente George W. Bush ha affermato che la propria strategia d’incremento del contingente “è ancora nella fase iniziale”, considerando che il completo dispiegamento dei 28,000 soldati si è avuto solo un mese fa – nonostante sinora non ci siano state svolte positive – e, in ragione di ciò, ha chiesto al Congresso di aspettare settembre per valutare gli effetti di tale manovra. A settembre, infatti, verrà presentato a Bush il rapporto del generale David Petraeus e dell’ambasciatore Ryan Crocker sul reale avanzamento della sicurezza in Iraq. Al fine di non avere valutazioni contrastanti col rapporto Petraeus-Crocker, la Casa Bianca ha rifiutato la proposta di un aggiornamento del gruppo di studi sull’Iraq, bloccando così il voto del Congresso per una revisione del gruppo sulla situazione militare e politica irachena. Bush ha poi dichiarato di non sopportare che il Congresso prescriva la strategia per l’Iraq, affermando che tale funzione trascende il proprio ruolo costituzionale. Tuttavia la legge passata un mese fa prevede che se non vi è progresso in ognuno dei 18 obiettivi, Bush deve apportare una variazione alla politica in Iraq o si vedrà ridurre il finanziamento alla missione. Il presidente ha iniziato a prendere in considerazione la possibilità di un nuovo approccio, ma aspetterà il rapporto di settembre per decidere le manovre successive. Il rapporto della Casa Bianca ha suscitato perplessità anche tra molti repubblicani, imponendo alla Casa Bianca di mobilitare i propri funzionari più rilevanti per convincere i potenziali “dissidenti” a sostenere Bush almeno fino a settembre. I repubblicani stessi dichiarano che sarà difficile per Bush contenere l’esodo e impedire ai democratici di ottenere i 60 voti necessari per far passare la legge sul ritiro. Emblematico il caso di due rilevanti senatori repubblicani, Richard Lugar dell’Indiana e John Warner della Virginia, critici dell’aumento di truppe voluto da Bush, che hanno redatto una proposta di emendamento per richiedere una riduzione dell’impegno, e quindi del numero, delle truppe statunitensi in Iraq, convinti che il governo iracheno non abbia la forza politica e l’abilità per soddisfare gli obiettivi sulla sicurezza e giungere alla riconciliazione nazionale. Tale proposta contempla anche la richiesta al presidente, entro ottobre, di un nuovo fondamento logico all’ormai “obsoleta” autorizzazione alla guerra poiché “molti dei presupposti e delle motivazioni esistenti al momento dell’autorizzazione all’uso della forza” del 2002 “non esistono più o sono irrilevanti”, secondo Warner. La proposta è solo una delle tante che verranno prese in considerazione nelle due settimane di dibattito sull’Iraq al Congresso, ma è stata accolta con interesse da quei repubblicani che desiderano una nuovo corso in Iraq. |
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