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Libano, attacco finale a Nahr al Bared |
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Written by News Editor
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Friday, 13 July 2007 |
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Beirut L’esercito libanese lo aveva annunciato da settimane e ieri è scattato l’attacco decisivo per mettere fine ai combattimenti in corso dal 20 maggio nel campo di profughi palestinesi di Nahr al Bared. Il borgo costiero che affaccia sul Mediterraneo, 100 chilometri a nord della capitale libanese, è ormai semidistrutto dalle cannonate e dai colpi di mortaio che l’artiglieria ha continuato a bersagliare anche in serata, senza interruzione. Ha sparato contro gli ultimi rifugi ancora in piedi degli integralisti di Fatah al Islam, per molti direttamente legati alla rete di al Qaeda, che nei combattimenti ieri hanno ucciso sei soldati libanesi.
Sono sotto assedio anche una sessantina di civili, probabilmente familiari dei miliziani. Sono quelli che due giorni fa non si sono presentati agli appuntamenti con il personale della Mezzaluna Rossa palestinese, che aveva collaborato con grande impegno con la Croce Rossa Internazionale nell’evacuazione dal campo profughi di altri 160 civili. Sono questi, gli ultimi rimasti intrappolati degli originari 31mila ospiti del complesso. Suona inquietante che la data scelta dal governo libanese per avviare la fase conclusiva di una tragedia cominciata 53 giorni fa, sia quella precisa dell’anniversario della guerra dell’estate scorsa nel sud del Libano, tra guerriglieri Hezbollah ed esercito israeliano. L’attacco, deciso dopo che più volte erano state avviate mediazioni conclusesi nel nulla, viene motivato dal timore che le tensioni sviluppatesi nel nord del Paese dei Cedri possano estendersi anche ad altri campi di profughi palestinesi, dove si nascondono gruppi terroristici legati a progetti di destabilizzazione del Paese. Un segnale di questo tipo era già arrivato a giugno da attacchi che, in due occasioni, elementi di Jund al Sham, i “Soldati del Levante” (gruppo verosimilmente vicino ad al Qaeda), avevano cominciato contro i soldati libanesi che sorvegliano il maggiore dei 12 campi palestinesi in Libano, quello di Ain al Hilweh, casa per 70mila profughi. |