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Brutti: «Un fax di Pompa a Berlusconi: al vostro servizio» |
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Written by News Editor
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Saturday, 07 July 2007 |


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Secondo Berlusconi i dossier scoperti nell'ufficio di Pio Pompa non rappresentano «nulla di illecito». Una ricostruzione che il vicepresidente del Comitato di controllo sull'attività dei servizi segreti,
il diessino Massimo Brutti, proprio non può accettare: «È una affermazione molto grave - accusa -. Dalle carte di cui si è occupato il Csm risulta del tutto evidente che nell'ambito del Sismi si sono svolte attività chiaramente illegittime e non rispondenti alle finalità istituzionali dell'intelligence. Sono stati accumulati e conservati in un ufficio del servizio documenti e dossier che sono in palese contrasto con i compiti e i doveri di un apparato dello stato come il Sismi. L'illegittimità è evidente e non può essere negata».
Onorevole Brutti, ora sia l'ex direttore del Sismi Pollari che l'ex presidente del Consiglio Berlusconi prendono le distanze dall'attività di Pio Pompa. Dicono di non essere stati al corrente di quanto accadeva al servizio segreto militare...
«Non bastano queste giustificazioni, non basta scaricare le responsabilità. Il funzionario che era capo di quell'ufficio, ossia il dottor Pio Pompa, aveva la piena fiducia del direttore del Sismi, era un suo diretto collaboratore ed era diventato un funzionario del Sismi dopo un'assunzione per chiamata diretta disposta dal direttore. Fra le carte che gli sono state sequestrate c'è anche un fax inviato all'allora presidente del Consiglio Berlusconi con cui Pompa si poneva al suo servizio. Fra i documenti sequestrati in via Nazionale ci sono dossier che riguardano magistrati, uomini politici dell'opposizione e addirittura militari di alto grado. Essi erano tenuti sotto controllo e contro di loro si costruivano dossier e false informazioni. Nei documenti si progettavano interventi contro di loro e l'obbiettivo era "disarticolare". Una parola che non può non evocare finalità eversive».
Le attività riferibili all'ufficio di via Nazionale sono andate avanti dal 2001 al 2006. Ossia negli anni del governo Berlusconi. Non trova sia semplicistico cercare di archiviare la vicenda dicendo che «non c'è niente di illegittimo»?
«Le carte per se stesse segnalano una attività illegittima. Le responsabilità penali di quanto accaduto saranno accertate dalla magistratura, ma noi oggi possiamo già appurare che ci sono state scorrettezze e attività che non hanno nulla a che fare con la difesa della democrazia. È nostro dovere dirlo con chiarezza, perché dentro quelle carte ci sono le prove. Chi lavora nell'intelligence non può raccogliere informazioni di quel genere, non può partecipare ad attività di quel tipo, non può tenere sotto controllo magistrati e uomini politici in ragione delle loro opinioni e non può costruire dossier contenenti falsità su di loro. La funzione dei servizi segreti è quella di difendere l'integrità dello stato e tutelare la Costituzione, non di tradirla».
Prima la vicenda dello spionaggio Sismi-Telecom, ora i dossier di Pio Pompa. Onorevole Brutti, cos'è successo in Italia nei cinque anni di governo Berlusconi?
«Quello che sappiamo è che si è costituita una rete composta da tre soggetti: agenti della sicurezza della Telecom, ossia la più grande impresa italiana, investigatori privati legati ad un uomo della cerchia di Licio Gelli (Emanuele Cipriani, ndr) e un settore del Sismi. Una rete che ha raccolto informazioni su esponenti politici, uomini dell'economia e delle istituzioni. Nel frattempo all'interno del Sismi c'era un ufficio distaccato dove venivano fabbricati dossier frutto di pedinamenti e raccolta di notizie false. E non una semplice analisi delle fonti aperte».
E mentre tutto questo accadeva, nella migliore delle ipotesi, il governo non si accorgeva di nulla.
«È evidente che c'è una responsabilità politica di chi avrebbe dovuto garantire la lealtà e la correttezza dell'operato degli apparati di sicurezza e non l'ha fatto. Questo non possiamo tacerlo. Ma non dimentichiamo che accertare ora le responsabilità, fare pulizia e togliere di mezzo chi ha partecipato a queste attività è il modo migliore per tutelare l'onorabilità di quanti, e sono i più, non sono entrati nella spirale dell'illegittimità, hanno lavorato e lavorano ancora lealmente al servizio della Repubblica». |