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Il senato «apprezza» il governo Ma le offese non si risparmiano | Il senato «apprezza» il governo Ma le offese non si risparmiano |
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| Written by News Editor | |
| Thursday, 07 June 2007 | |
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Roma L’«apprezzamento» alla fine c’è. Ma solo per il governo e non per la Guardia di Finanza. Dopo una lunga giornata di urla e accuse provenienti da una parte all’altra dell’aula del Senato, il presidente Franco Marini accoglie le richieste della Casa delle Libertà e dichiara approvato solo una parte dell’ordine del giorno presentato dalla maggioranza che prevedeva che «il Senato condivide l’operato del governo», mentre è stata tolta la parte che esprimeva «pieno apprezzamento per il ruolo che svolge la Gdf». Il dibattito sul caso Visco è stato accompagnato da un teatrino politico che l’Italia si sarebbe volentieri risparmiata. Come spesso accade in questa legislatura Palazzo Madama si è trasformato in una sala del Lotto. I senatori di maggioranza e opposizione corrono da un ufficio all’altro, tra febbrili riunioni e telefonate bollenti. Contano e ricontano i numeri sui quali si gioca la sopravvivenza del governo-Prodi. Il centrosinistra è fiducioso di riuscire a tenere e alla fine ancora una volta ce la fa. Dopo mille incertezze si accodano pure i due senatori eletti con la Sudtiroler Volkspartei: Helga Thaler Ausserhofer e Manfred Pinzger, entrambi arrabbiatissimi non solo per la rimozione del generale Speciale, ma soprattutto con la politica fiscale dell’esecutivo, definita “decisamente” iniqua. Le promesse di una svolta che arrivano dalla coalizione guidata da Romano Prodi li convincono a non staccare la spina al Professore e nelle votazioni di ieri sera si schierano compatti con l’Ulivo. I numeri finali dicono in media: 160 senatori con l’Unione (compresi 2 a vita, cioè Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini), 155 con la Cdl. E questo su quasi tutti e 11 i documenti polisti: 10 ordini del giorno e 1 mozione. Ovviamente invertite le cifre per la mozione ulivista, passata appunto con 160 sì e 155 no. Ma il clou della giornata di ieri è stato sicuramente il discorso di Tommaso Padoa Schioppa. Un intervento duro, fortemente contestato dai banchi dell’opposizione. Tanto che il presidente del Senato, Franco Marini, è stato costretto a sospendere la seduta per qualche minuto. Il ministro dell’Economia ha spiegato, in un clima infuocato, l’avvicendamento alla testa della Guardia di Finanza tra Roberto Speciale e Cosimo D’Arrigo. «L’obiettivo dominante del mio comportamento è stato quello di restituire fiducia e dignità al corpo della Gdf» ha esordito Padoa Schioppa. Il ministro ha poi ricostruito la vicenda, senza risparmiare forti critiche all’operato di Speciale: «Da parte del generale vi sono state gravi manchevolezze nei rapporti con il potere politico. Sono mancate la trasparenza, la prudenza e la riservatezza». Per questo, ha aggiunto il titolare di Via XX Settembre, «è venuto meno il legame» di fiducia con il governo. «Il nesso con la vicenda Unipol è inesistente - ha precisato Padoa Schioppa - se ci sono prove contrarie le esamineremo senza pregiudizi». Immediate sono scattate le contestazioni dai banchi del centrodestra. I senatori della Cdl, tutti in piedi, hanno agitato dei fogli con scritto “ridateci la democrazia” e dei manifesti con l’immagine di Visco accompagnati dalla scritta “Don Vincenzo Visco, il padrino”. A questo punto Marini, come anticipato, ha sospeso la seduta.Dopo qualche minuto il ministro ha ripreso il suo intervento. Padoa Schioppa ha rivendicato la legittimità della decisione dell’esecutivo: «Nella sostanza si era verificata una discrasia tra l’attività di governo e le funzioni di gestione intestate al vertice militare. Questa situazione insostenibile doveva essere corretta con urgenza. Non ho dubbi né perplessità su fondatezza sostanziale e formale dei provvedimenti da me assunti e condivisi dal governo». Poi ancora un attacco, violento, a Speciale: «Ha tenuto un comportamento inqualificabile, ha mostrato una gestione personalistica del Corpo, con gravi manchevolezze di trasparenza e di comunicazione al punto tale che le Fiamme Gialle sono arrivate a diventare un corpo separato». Il suo operato si è caratterizzato per «opacità», per «scarsa lealtà» e per un uso di «encomi e premi» privo di criteri oggettivi, tanto è vero che l’aiutante in campo dello stesso generale Speciale ha al suo attivo «un numero rilevante di encomi» nonostante «penda sul suo capo un procedimento per falso». Il ministro ha poi concluso il suo intervento citando Eraclito: «Combattere a difesa della legge è necessario per il popolo come la difesa delle mura. Ritengo di aver combattuto a difesa della legge affinché la difesa delle mura continui a svolgersi nel modo migliore». Una vera bagarre insomma. Adesso ci si chiede quale sarà l’oggetto del prossimo duello. Naturalmente, sempre sul filo dei numeri: il destino del Senato è questo. Alberto Ciapparoni |
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